È una delle ultime evoluzioni possibili delle forme del reportage, un mezzo potenziale per sviluppare i propri soggetti, il racconto per immagini ma non solo. Viene definito web documentary o multimedia documentary, perché si basa sull'uso di strumenti multimediali e sulle possibilità di comunicazione e diffusione offerte dalla Rete. Perché all'immagine fissa della fotografia unisce il sonoro – suoni d'ambiente, registrazioni in presa diretta, un racconto parlato, commenti, dichiarazioni, interviste, musiche – e il movimento dato dal montaggio in sequenza delle foto, dalle zoomate al loro interno, dall'inserimento di brevi filmati. Non un gadget, ma un racconto pieno di informazioni quando applicato al fotogiornalismo, un nuovo modo di finalizzare i propri temi.
Un importante premio gli è ormai consacrato. In occasione del 21° Festival Internazionale di Fotogiornalismo Visa pour l'Image Perpignan 2009, RFI e France 24 hanno infatti lanciato il primo premio dedicato ai web documentari. Tra le centinaia di documentari arrivati, la giuria ne ha selezionato nove (di cui qui di seguito sono riportati titoli, autori e link) tra i quali si è operata la scelta finale.
Il Premio RFI-France24 per web documentari è stato infine assegnato il 2 settembre a Le Corps incarcéré (Il corpo imprigionato), un'opera presentata da Le Monde.fr, basato sulle testimonianze di 4 ex detenuti, con interviste di Soren Seelow e fotografie di Léo Ridet.
A proposito del festival Visa pour l'image il suo ennesimo successo (la 21a edizione si è appena chiusa a Perpignan) dimostra - come ha dichiarato Jean-François Leroy, suo fondatore e direttore - l'entusiasmo del pubblico per il fotogiornalismo, la fotografia di reportage. «Che, paradossalmente, tende a scomparire dalle pagine di riviste e giornali, più interessati alle foto che ritraggono Madame Bruni-Sarkozy». Le riviste «non sono più interessate a una produzione di qualità», l'avvento della fotografia digitale, la tecnologia permette a chiunque di scattare foto ma – ricorda Jean-François Leroy - «non è perché si ha la penna migliore al mondo che si diventa Marcel Proust oppure non perché si ha la fotocamera migliore del mondo che si diventa Henri Cartier-Bresson!».
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