Un sensore Nikon DX nel corpo di una compatta realmente tascabile, obiettivo grandangolare Nikkor 28mm luminoso, e funzionalità un tempo esclusive della gamma reflex. Abbiamo provato sul campo, anzi, on the road, la COOLPIX A.

 

Principali caratteristiche Display e mirino ottico
Obiettivo Nikkor 28mm f/2.8: reportage e street photography Un mondo di accessori e di feature aggiuntive
Smart Device Wi-Fi per Tablet e Smartphone con WU-1a Comandi remoti e GPS: MC-DC2, ML-L3, WT-R10/WT-T10 e GP-1
Illuminazione flash integrato e/o SB-400/700/910 Software: Nikon ViewNX 2 e Capture NX 2
Nikon 28 Ti: successi di ieri per analogie di oggi Photo Gallery

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Nikon COOLPIX A. ISO 100, f/5.6, 1/1000, – 0.7 EV
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Nikon COOLPIX A: ISO 100, f/5.6, 1/1.250; a volte basta aspettare un paio di minuti perché le condizioni luminose cambino a favore e l’immagine successiva sia quella cercata.
Sporco sul sensore?
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No, si tratta di un gabbiano!
E questo la dice lunga sulla incredibile risoluzione dell’obiettivo e sul fatto che, grazie al fatto che la COOLPIX A non ha l’ottica intercambiabile, possiamo dormire sonni tranquilli anche sul tema dello sporco sul sensore.


 

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Mirino ottico DF-CP1: perfetto per il point & shoot.
COOLPIX A, 100 ISO, f/7.1, 1/800,
-07 EV, D-Lighting Attivo: Molto alto.


 

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COOLPIX A, 100 ISO, f/7.1, 1/500, D-Lighting Attivo: Molto alto. L’idea era quella di focheggiare le spighe in primo piano, ma a causa del vento non è stato possibile, avrei potuto impostare la messa a fuoco in manuale ma andavo di corsa, ho fatto un solo scatto, e quando dopo essermi spostato ho rivisto l’immagine ho notato che le spighe non erano a fuoco. Rimane comunque l’impatto dei container che sembrano sorgere dal prato si stagliano contro il cielo azzurro.
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Questa videata dal browser di Nikon View NX2 è la testimonianza di come le cose non sempre vanno per il verso giusto al primo colpo: volevo inquadrare il segnale ferroviario in primo piano ma senza puntare la fotocamera verso l’alto per evitare un inclinamento delle linee di fuga, così ho sollevato il braccio tenendo la macchina il più possibile sopra la mia testa e, non riuscendo ad osservare il display e l’orizzonte virtuale ho iniziato a scattare alla cieca: tutte le foto risultavano paurosamente inclinate finché l’ultima foto è riuscita come volevo. La fotografia non è sempre point & shoot.

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Nikon COOLPIX A, 100 ISO, f/7.1, 1/250, D-Lighting Attivo: Molto alto. Il caso ha voluto che il braccio superiore destro della croce di Sant’Andrea del cartello segnaletico, nella realtà spezzato, sembrasse invece infilzato nella nuvola.
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Lo stesso scatto raddrizzato on camera con la funzione "Raddrizzamento".
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Uno dei primi scatti con l’orizzonte assolutamente non in bolla.
E il risultato finale, il programma per raddrizzare “croppa” i bordi, e questo è l’unico scotto da pagare.

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COOLPIX A: 100 ISO, f/7.1, 1/250. Ecco il mio personale concetto di fotografia di reportage a distanza ravvicinata: un soggetto in primissimo piano e la fuga dello sfondo; qui il diaframma già piuttosto chiuso, necessario per avere perfettamente a fuoco l’intera tridimensionalità del primo piano, ha fatto sì che lo sfondo non si sfuocasse in modo evidente.
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COOLPIX A, 100 ISO, f/7.1, 1/800. Con una focale fissa, indipendentemente dalla sua lunghezza, spesso è necessario avvicinarsi o allontanarsi dal soggetto per trovare la composizione migliore; qui mi sono avvicinato fino a che i pali lungo i bordi dell’immagine non facessero come da cornice, chiudendo in questo modo l’inquadratura. Una cosa è certa, se la focale è più corta di quanto a volte è necessario e si vuole reinquadrare il soggetto è possibile farlo in postproduzione; se la focale è più lunga e si cerca un angolo di campo maggiore non c’è nulla da fare.


 

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COOLPIX A, 100 ISO, f/5.6, 1/250, -0.7 EV. Nonostante il Matrix della COOLPIX A si sia sempre comportato egregiamente, in questa situazione una sottoesposizione di -0.7 EV era necessaria perché l’esposimetro sarebbe sicuramente stato ingannato dalla protezione scura dietro la rete, sovraesponendola e bruciando al contempo il soggetto sullo sfondo. Ho scattato la stessa immagine focheggiando il soggetto sullo fondo ma, mentre l’occhio accetta facilmente il soggetto a fuoco in primo piano e lo sfondo sfuocato, difficilmente accetta il contrario, quindi il primo piano fuori fuoco – che qui avrebbe occupato oltre il 70% dell’immagine, contro a un soggetto sullo sfondo a fuoco.


 

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Durante lo shooting mi sono trovato nello shooting di un fotografo di matrimonio e mentre salivo la scalinata, tenendo la COOLPIX A tra le mani senza neppure inquadrare ho scattato abbassandomi leggermente ma senza fermarmi. La macchina non è riuscita a focheggiare perfettamente il primo piano, ma qui la nitidezza ha davvero poca importanza. Lo sposo si è appena allontanato e l’idea che ci si farebbe di questa immagine senza le spiegazioni è quella di questa sposa, di questa dama bianca che sembra guardarsi in giro alla ricerca del suo sposo, la mano sollevata e leggermente tesa carica di drammaticità il suo guardarsi intorno. Si può immaginare qualsiasi situazione visto che non si vede l’espressione del volto, se quindi l’espressione è sorridente o tesa e angosciata. In realtà l’espressione è sicuramente serena, lo shooting è finito, lo sposo è giusto dietro il ponte e stanno per recarsi al banchetto, ma tutto questo nella finzione fotografica non appare e ciascuno a questo punto può pensare quello che preferisce, anche a un momentaneo piccolo dramma.


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Conoscevate i tre Ponti di Comacchio? Io no. La sera prima un amico me li aveva mostrati in alcune foto scattate alla fine di dicembre, al crepuscolo, con tutti i profili in mattone addobbati con miriadi di lampadine. Di giorno sono altrettanto interessanti ma non affascinanti come al crepuscolo. Un secondo prima di scattare, poi, una delle scale ha vomitato una comitiva dicirca 15.000 turisti che hanno puntato nella mia direzione. L’elemento umano è sicuramente necessario nella fotografia di reportage, ma qui avrei preferito una foto più pulita di architettura e… pazienza.
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Pazienza, esatto: ho pazientato un quarto d’ora finché la parata di turisti non è sfilata completamente e ho rifatto la foto, avvicinandomi di qualche metro per dare più rilevanza alle torri e alle scale dei ponti.


 

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Aprile 1966, Route 66. Una vecchia foto scattata nel tratto della Route 66 che collega…. Ravenna a Comacchio. Avevo intravisto la location mentre stavo andando verso Comacchio e mi ero ripromesso di ripassare al ritorno. Ma non mi raccapezzavo più con le strade. Fortunatamente avevo attivato sullo smartphone l’App My Tracks di Google e alla fine ho ritrovato il punto.
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Ho scattato per una buona mezz’ora, erano le tre del pomeriggio e il sole che la mattina illuminava perfettamente la facciata del locale e l’auto ora era quasi dietro la costruzione, e c’è n’è voluto per evitare che colpisse la lente frontale rovinando gli scatti. Non avevo purtroppo con me lo splendido paraluce della COOLPIX A, l’HN-CP18 e ho usato il mio cappello per intercettare il sole, col risultato che molte foto si sono rovinate perché compariva una parte della tesa del cappello. Ma alla fine nel volume è uscito anche un po’ di valore.
 

 

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Lo scatto che preferisco, che poi è l’ultimo scatto dello shooting.

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Chi ha detto che quando piove non si fotografa? Qui però è tutto sbagliato: l’immagine è sovraesposta in quanto il Matrix nulla ha potuto rispetto al cofano nero dell’auto; le gocce d’acqua sono nitide ma lo stemma è sfuocato, per riparare la macchina avevo l’ombrello aperto e il riflesso sul cofano sporcava la pulizia della composizione.




Immagin a destra. COOLPIX A, 640 ISO, f/5.6, 1/800 di sec; uno degli scatti migliori, di nuovo uno degli ultimi. Da tutti i punti di vista un abisso rispetto al primo scatto. Come si dice a Pisa, ma soprattutto come è scritto sulla facciata della “Normale “di Pisa: “PROVANDO E RIPROVANDO“…

 

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Anche se lo scatto originale a colori non era male, anche se i toni anche a causa della giornata di pioggia erano quasi completamente desaturati, ho preferito trasformare lo scatto a colori in uno scatto definitivo in bianco e nero. Ho sollevato anche in questo caso la macchina il più in alto possibile per evitare problemi con la prospettiva, e alla fine il risultato è più che accettabile, basta guardare le due finestre con inferriata speculari che nonostante siano posizionate quasi ai bordi dell’immagine non hanno quasi risentito di alcuna distorsione, a sancire la bontà del 28mm della COOLPIX A non solo dal punto di vista della risoluzione ma anche della distorsione.

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Uno screenshot al 100% di ingrandimento della parte centrale dell’immagine, a ribadire e testimoniare l’eccellente potere risolutivo dell’accoppiata ottica/sensore senza filtro anti-aliasing della COOLPIX A.

 

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Tutto OK, a parte il cielo davvero slavato.
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Così è molto meglio! COOLPIX A, 100 ISO, f/4.5, 1/640, ma soprattutto il magico D-Lighting Attivo e impostata su Molto Alto. Il cielo finalmente è diventato materico, il basamento a destra in basso si è schiarito, che non guasta. Certo, qui è la terra del HDR, ma se si va di fretta e non si vuole postprodurre, anche con il D-Lighting on board sulle maggior parte delle fotocamere Nikon si fanno dei gran bei miracoli.


 

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Qui l’effetto del D-Lighting, che in questo caso è su off mentre nell’immagine a fianco è attivo con livello Molto Alto, è ancora più evidente.
Ecco l’inquadratura dallo stesso punto di vista con D-Lighting Attivo in opera.

 

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Io preferisco il treppiedi agli alti ISO ma non sempre lo si ha a portata di mano; di contro qui era necessario un tempo di posa molto veloce per non rischiare un micromosso che avrebbe pregiudicato la trama della pietra in primo piano. Il risultato è stato a f/4 con un tempo di 1/125 di sec.
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Il risultato è ottimo, perfetta la nitidezza sullo zigomo, un bel effetto bokeh verso lo sfondo grazie al diaframma a sette lamelle stondate; col senno di poi avrei dovuto chiudere a f/5.6 per avere più profondità di campo – soprattutto nella parte a sinistra del volto della statua in primo piano -; il risultante tempo di posa di 1/60 avrei tranquillamente potuto reggerlo a mano libera.

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A volte anche in una città sostanzialmente monocromatica come Milano avvengono miracoli cromatici, mi riferisco al colore delle nuvole. 1.600 ISO; f/3.5, 1/13 di sec., -0.7 EV.
Ma non si tratta del tramonto; è l’illuminazione stradale che come un fiume di lava – proveniente da chissà quale vulcano, invade tutte le sere Milano e si riflette sotto alle nuvole che gli scorrono sopra.
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Una delle funzioni di postproduzioni che trovo molto interessanti, on board sulla COOLPIX A, è la funzione “Miniatura“.
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Ecco il risultato finale dopo aver applicato la funzione all’immagine precedente. L’immagine originale nat

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