» Postproduzione a computer di Time Lapse » Il programma
» Importare con Nikon Transfer quindi ViewNX » Converti file di ViewNX
» Iniziamo un progetto con Pinnacle Studio 14 » Finalizzare il video
» Modificare e migliorare un videoclip » Inserire una dissolvenza e un secondo filmato
» Inserire un titolo di inizio e di coda » Aggiungere una colonna sonora
» Salvare il progetto » Finalizzare il lavoro su file o DVD

 


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Postproduzione a computer di Time Lapse

Abbiamo visto nel precedente eXperience "Filmato intervallato, ovvero l'effetto Koyaanisqatsi Time Lapse e Stop Motion: interpretare il Tempo" che la Nikon D5000 permette dei montaggi video “Pola” on-camera, limitati sia per quanto concerne i numeri di fotogrammi che possono essere acquisiti, che per la velocità di riproduzione.
Il vero montaggio video si esegue con appositi programmi di postproduzione.
Senza nulla togliere alla postproduzione fotografica, a noi più vicina, il montaggio video è probabilmente più complicato e con più variabili che vanno a determinare il risultato finale, senza contare il fatto che il video di norma presuppone un audio, sia esso la presa diretta del sonoro durante la registrazione del filmato – impossibile per ovvi motivi con il Time Lapse, per altro nel Time Lapse la funzione audio è disabilitata su qualsiasi device - che una colonna sonora musicale.

Mentre siamo convinti che a quasi chiunque può capitare di arrivare a realizzare una fotografia fantastica, anche se magari in modo non del tutto consapevole, ma con una buona dose di fortuna, è assolutamente impossibile arrivare per caso a finalizzare un videoclip fantastico.
Ci teniamo a precisare questo nostro punto di vista prima di addentrarci nella postproduzione. Fermandosi al semplice montaggio on-camera si ottiene già un risultato interessante anche se con una durata massima, scegliendo in riproduzione il rate fps più veloce, di poco superiore ai due minuti.
Montando on-camera una serie di cento fotogrammi per volta e giuntandoli semplicemente in postproduzione, si ottiene ancora una volta un risultato più interessante ma nulla di più.
Importando tutta la serie di immagini intervallate nel computer e lavorandoci in postproduzione video si può, invece, arrivare a ottenere anche videoclip eccezionali.

Tornando al paragone tra la postproduzione fotografica e quella video, per entrambi i casi un computer performante, quindi dotato di processore, RAM e periferiche adeguati è la conditio sine qua non per sviluppare velocemente il proprio workflow. Ma se in postproduzione fotografica un computer non al top delle performance tutt'al più rallenta la finalizzazione del file, in postproduzione video il rallentamento può significare ore e ore di attesa, se non addirittura il blocco del programma e la non finalizzazione del progetto.


Il programma

Sia in ambiente Windows che in ambiente Macintosh i programmi di postproduzione video sono molti. Anche i programmi di base come Windows Movie Maker piuttosto che Apple iMovie sono già sufficienti per eseguire il rendering delle nostre immagini in sequenza e trasformarle in un filmato.
Salendo di livello troviamo programmi più completi, come Studio 14 di Pinnacle, piuttosto che Adobe Premiere anche “solo” nella versione Elements, fino ad Apple Final Cut. La complessità del programma richiede computer con prestazioni sempre superiori, quindi anche cominciare con un programma base è una strada. In ambiente video abbiamo lavorato sulle sequenze intervallate della Nikon D5000 con Studio 14 di Pinnacle.

Ricordando il concetto che, indipendentemente dal frame rate di acquisizione delle immagini, la riproduzione avviene a 25 o al massimo a 30 fps, dobbiamo innanzitutto importare nel programma i singoli fotogrammi della frequenza in modo che ogni sequenza di 25 o 30 fotogrammi venga riprodotta in un secondo; è proprio in questo modo che una sequenza registrata a un fotogramma al secondo, riprodotta a 25 fotogrammi al secondo, si anima e crea l'effetto di filmato accelerato.
Quindi per prima cosa dovremo entrare nelle opzioni del programma e impostare la durata in play di ciascun fotogramma che importeremo in un periodo di gran lunga inferiore al secondo. Lavorando a 25 fotogrammi al secondo, ogni fotogramma dura 0,04 secondi, che è una frazione non prevista nei programmi base di postproduzione; ma arrivando comunque a un frame rate di 8 fotogrammi al secondo, l'occhio è già in grado di trasformare la sequenza di immagini singole in un filmato animato.

Dopo aver impostato la durata immagine sul decimale più basso disponibile, si importa la sequenza nella time line del programma; il programma continuerà a vedere la sequenza come una serie di immagini e non di fotogrammi, e non sarà quindi possibile inserire in questa fase né transizioni né altri effetti video.
Senza quindi apportare nessuna transizione o effetto, si finalizza direttamente la sequenza fino a trasformarla in un videoclip a 25 fps.

A questo punto il videoclip può essere riaperto nel programma di editing per apportare modifiche, come effetti e transizioni; per questa procedura è sufficiente dividere il videoclip nel punto in cui si vuole inserire l'effetto, e dividerlo nuovamente nel punto in cui si vuole che l'effetto termini.
Se prima o dopo l'acquisizione della sequenza di fotogrammi intervallati si registra anche un videoclip dallo stesso punto di ripresa, ma con la normale cadenza di 25 fps – la Nikon D5000 consente anche di eseguire filmati “normali” – è poi possibile, in post produzione, unire il videoclip girato a velocità normale con quello accelerato, creando dei movie molto interessanti, come in allegato a questa eXperience; se i due videoclip si uniscono inserendo tra un videoclip e l'altro un effetto di transizione come una dissolvenza incrociata, allungandone l'effetto per diversi secondi, nel videoclip finale sarà possibile osservare nel punto di giunzione contemporaneamente la parte del filmato girata in sequenza accelerata e quella a sequenza normale, creando un risultato davvero spettacolare.

Come accennato all'inizio, in un videoclip la colonna sonora è determinante sul risultato finale: una colonna sonora coerente con le immagini del filmato può aumentare in modo esponenziale la qualità finale del videoclip; se all'interno del girato si individua un ritmo, una cadenza, e si riesce a individuare e montare la colonna sonora a tempo, il risultato e la dinamica stessa del girato aumenterà di qualità da un punto di vista della percezione del lavoro complessivo.

Una volta terminato il montaggio si raccomanda di salvare il progetto e di non rimuovere i file, quindi sia le immagini che le eventuali colonne sonore, dalla cartella in cui erano state salvate prima di iniziare il progetto, così che il programma possa recuperare il materiale istantaneamente se voleste modificare il progetto iniziale.

Per quanto concerne la risoluzione, qui inferiore o pari a 1080 pixel sul lato orizzontale, va tenuto presente, come già accennato, che la risoluzione della Nikon D5000 è enormemente superiore a quello di qualsiasi videocamera amatoriale HD, e che quindi è possibile salvare il videoclip anche in formato HD, cioè a 1080 pixel di altezza del fotogramma.
A seconda di come sono impostate le preferenze del programma, il computer prima di salvare il videoclip effettuerà il rendering, quindi importerà realmente le immagini e non in anteprima come durante il montaggio e renderà operativi gli effetti e le transizioni. A seconda del computer impiegato, e dal numero di fotogrammi e di effetti e transizioni del progetto in corso, il computer può impiegare diverso tempo a finalizzare e salvare il videoclip; non dimentichiamoci che un videoclip composto anche da solo 999 fotogrammi, quindi 40 secondi di girato finale, significa processare contemporaneamente 999 immagini! Provate a processare contemporaneamente 999 con il vostro programma di editing fotografico preferito.

A questo punto si salva il videoclip nel formato più congeniale, valutando il compromesso tra la qualità e il peso finale del file, soprattutto se si vuole condividere il videoclip in rete.
Avendo salvato il progetto, il videoclip può essere salvato successivamente anche in formati diversi, quindi con una maggiore o minore qualità.

Una ripresa piuttosto semplice, di 999 fotogrammi intervallati ciascuno di 1 secondo; si è reso necessario impostare l'esposizione su priorità di diaframmi perché la luce del giorno stava scemando; questo in compenso ha prodotto uno sfarfallio dovuto a fotogrammi con diverse e discontinue sottoesposizioni dovute all'elevatissima illuminazione del gigantesco pannello luminoso a destra che andavano letteralmente a illuminare a giorno o ad oscurare completamente la piazza a seconda del video che veniva proiettato sullo schermo; una piccola pecca nel risultato finale ma accettabile; lavorando manualmente ciascun NEF si sarebbe potuto omogeneizzare alla perfezione anche l'esposizione tra un fotogramma e l'altro prima di trasformarli in un videoclip. In esterni affollati è importante posizionarsi in un punto che non è fisiologicamente attraversato dal pubblico; per esempio sull'asse che collega l'uscita della metropolitana con il marciapiede, per evitare che la gente passi troppo vicino e davanti alla fotocamera, invalidando alcuni fotogrammi e rischiando di toccare inavvertitamente il treppiedi. A destra, sopra il gigantesco pannello luminoso, si percepisce il movimento del braccio della gru che a un certo punto si ferma perché il cantiere ha chiuso per la sera. I singoli o i gruppi che hanno stazionato per almeno una ventina di secondi davanti all'obiettivo, appaiono come quasi immobili rispetto alla fiumana che scorre loro intorno; non è stata usata base musicale come colonna sonora ma il gelido soffio di un vento freddo che, da un lato ha amplificato gli spostamenti delle varie persone, imprevedibili come foglie portate dal vento, dall'altro ha reso la piazza come una sorta di banchisa appoggiata al grande iceberg della Cattedrale sullo sfondo, davanti a cui corre e scorre l'umanità.

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