Le riprese video con reflex digitali HD-SLR ad ottiche intercambiabili hanno occupato, grazie agli alti livelli qualitativi raggiunti e alle grandi dimensioni sensore, campi professionali un tempo riservati a strumentazione broadcast. La registrazione audio in presa diretta on-camera nasconde molte insidie ma può offrire risultati eccellenti utilizzando microfoni wireless o a cavo con impostazioni dedicate alle diverse situazioni.

 

Introduzione Microfoni wireless e radiomicrofoni
Registrare un buon audio con le reflex digitali HD-SLR Tipologie e caratteristiche dei microfoni per registrazione su DSLR
Misurazione strumentale delle prestazioni audio Nikon DSLR Come ottenere il massimo dalla registrazione audio
Prove pratiche di registrazione audio
Conclusioni, link correlati

Registrare un buon audio con le reflex digitali HD-SLR

Assieme alla registrazione video che ormai si può fare con molta facilità in alta risoluzione e qualità anche in critiche condizioni di luce, con le reflex digitali di ultima generazione, è associata anche la registrazione dell’informazione audio. La qualità di una ripresa di tipo televisivo è direttamente collegata alla qualità sia delle immagini sia dell’audio. Un’ottima ripresa televisiva con una scarsa qualità dell’audio darà un risultato molto mediocre e l’effetto prodotto sullo spettatore, non sarà quello auspicato. Noi tutti siamo abituati a vedere la televisione e il cinema, le immagini sono curate e l’audio è generalmente molto buono e intellegibile ma questo risultato è legato alla molta professionalità dei tecnici e dei registi e alla grande qualità degli strumenti utilizzati. Generalmente chi si proietta in questo campo utilizzando una DSLR si trova subito in difficoltà soprattutto con la registrazione dell’audio; sembra basti premere il pulsante rosso di REC e si immagina che, come vengono registrate delle buone immagini, si registrerà anche del buon audio, magari dal microfono interno della macchina o con l’ausilio di un microfono esterno montato al posto del flash. Appena la registrazione sarà riprodotta, nella maggior parte dei casi ci si renderà conto che l’audio è di bassa qualità, poco intellegibile, pieno di echi e/o riverberi se si era all’interno di un edificio, rumoroso, senza dinamica e con i toni generalmente sfalsati. La prima reazione è pensare che la macchina, seppur abbia registrato il video con una qualità eccellente, registri l’audio con una pessima qualità. Ma non è così se si forniscono alla reflex corretti livelli audio evitando eccessive amplificazioni! La verità è che registrare bene l’audio può essere più difficile che registrare bene il video, soprattutto se non si hanno mezzi ed esperienza. Vedremo ora come si dovrebbe operare per la registrazione dell’audio e cercheremo di dipanare un po’ i dubbi che possono sorgere in modo che tutti siano messi in condizione di ottenere buoni risultati. Ometteremo di spiegare in questa pubblicazione che cos’è il suono, questo tipo di informazione la si può recuperare facilmente in rete, ma alcune grandezze che lo definiscono è opportuno vengano riportate perché ci aiuteranno a capire come operare per avere buoni risultati.

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Nelle riprese con fotocamere reflex vengono utilizzati prevalentemente microfoni del tipo a condensatore. Nelle immagini il RØDE Stereo VideoMic Pro.
Si possono notare all'interno della cella le due capsule che permettono di catturare un segnale audio di tipo stereofonico.

GRANDEZZE CHE CARATTERIZZANO IL SUONO
Il suono che colpisce le nostre orecchie è normalmente un insieme di molti segnali miscelati, generati da vibrazioni di diversi tipi di oggetti, da vibrazioni multiple dello stesso oggetto o da vibrazioni che produce l’aria muovendosi tra gli oggetti come per esempio quando c’è vento oppure un ventilatore acceso. Per riuscire a spiegare le grandezze che caratterizzano il segnale audio ipotizzeremo che in realtà l’audio sia composto solo di un segnale alla volta (quello che chiamiamo segnale sinusoidale), cioè di un tono ‘puro’.

FREQUENZA
La prima grandezza che trattiamo è la frequenza, ed è probabilmente in prima approssimazione quella meno importante poiché generalmente tutti gli strumenti moderni di un certo livello qualitativo hanno una buona capacità nel registrarla in tutta la sua estensione senza grossi problemi. La frequenza, che si misura in Hz (Hertz) o in KHz (Kilohertz = 1000 Hz) è la grandezza che esprime quante volte al secondo la pressione acustica che colpisce il nostro orecchio varia in più e in meno rispetto al valore medio della pressione atmosferica. Un segnale audio con frequenza di 100Hz sarà tale perché farà variare la pressione acustica rilevata dal nostro orecchio per 100 volte al secondo. L’inverso della frequenza è il periodo cioè il tempo che serve perché il segnale ritorni allo stato iniziale per poi ripetersi uguale. Un segnale da 100Hz ha un periodo di 10msec (millisecondi) nella figura indicato con T.
L’asse delle ascisse rappresenta il tempo e l’asse delle ordinate la variazione della pressione atmosferica, lo zero rappresenta la pressione atmosferica media nel luogo dove ci si trova.

Il campo di frequenze udibili dal nostro sistema uditivo va da 20Hz a 20.000Hz ma normalmente la popolazione adulta non sente i suoni a frequenza superiore ai 15.000Hz e le note al di sotto dei 50Hz sono poco presenti se non in particolari tipi di musiche per cui una registrazione che rispetti la gamma di frequenze tra i 50Hz e i 15.000Hz è da ritenere di ottimo livello.

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Partendo da sinistra verso destra troviamo montato su Nikon D750 il microfono RØDE Stereo VideoMic X, il direzionale “tele” RØDE VideoMic Pro e lo stereofonico “grandangolare” RØDE Stereo VideoMic Pro, quindi il RØDE Lavalier per iPhone ma disponibile anche come capsula microfonica per soluzioni wireless e, a seguire, il vocale RØDE NT1-A del tipo a mano.

AMPIEZZA (o POTENZA ACUSTICA) del suono
L’ampiezza del suono che percepiamo e cioè la sua potenza, è una grandezza che riveste la massima importanza ai fini della registrazione; il nostro orecchio ha una sbalorditiva capacità a rilevare suoni con potenze che possono variare anche di un milione di milioni di volte tra il suono più debole che riusciamo a percepire e quello più forte prima che intervenga il dolore. La potenza, proprio per questa sua caratteristica di variazione molto grande, viene misurata in scala logaritmica o in decibel che dir si voglia. Ogni volta che il numero di decibel aumenta di 10 significa che la potenza del suono è aumentata di 10 volte e cioè se i decibel sono 30 la potenza del suono è 1.000 volte più alta di prima. La potenza di riferimento nell’audio è quella che è considerata la soglia dell’udibilità dell’orecchio umano e a questa viene assegnato il valore di 0dB (SPL) cioè 0dB di pressione sonora (SPL=Sound Pressure Level). Perché facciamo tutte queste considerazioni tecniche sul suono? Vediamo che potenze sonore hanno i segnali che colpiscono il nostro orecchio durante il giorno (e che poi sono quelle che vorremmo riuscire a registrare bene):

Sorgente sonora
Pressione sonora
(Pascal)
Livello relativo di pressione
dB (SPL)
Cantante professionista a 3cm dalla bocca
300 - 1.000
144 - 154
Soglia del dolore
100
134
Danni all'udito per breve esposizione
20
120
Martello pneumatico a 1m o discoteca
2
100
Livello di riferimento sensibilità microfoni
1
94
Danni all'udito per lunga esposizione
6×10−1
90
Strada trafficata a 10m
2×10−1 - 6×10−1
80 - 90
Automobile a 10m
2×10−2 - 2×10−1
60 - 80
TV a 1m o dialogo tra due persone a 1m
2×10−2
60
Parlato calmo ripreso a 1m di distanza
2×10−3 - 2×10−2
40 - 60
Stanza molto silenziosa
2×10−4 - 6×10−4
20 - 30
Respiro
6×10−5
10
Soglia di udibilità a 2kHz
2×10−5
0

Per inciso precisiamo che la pressione acustica si misura anche in Pascal (Pa) e che un Pascal corrisponde alla pressione acustica di 94dB (SPL). Torneremo su questo argomento più avanti, quando parleremo della registrazione e degli strumenti da utilizzare.

Tipologie e caratteristiche dei microfoni per registrazione su DSLR

Il microfono è un trasduttore che permette di convertire una potenza acustica in una potenza elettrica. È utilizzato perché gli unici segnali che siamo facilmente in grado di registrare sono segnali elettrici. Microfoni ne esistono una grandissima varietà, tutti con caratteristiche diverse, timbriche diverse e con campi di applicazione differenti o particolari. Le principali grandezze che caratterizzano un microfono, per quanto riguarda il nostro utilizzo, sono:

• Tipi di microfono
• Caratteristica polare
• Risposta in frequenza
• Sensibilità (a 94dBspl)
• Rumore di fondo
• Segnale massimo accettabile
• Alimentazione (se deve essere alimentato dall’esterno).

TIPI DI MICROFONO
I microfoni si differenziano principalmente per tipologia costruttiva e funzionale; come tecnologia costruttiva possiamo avere microfoni dinamici, a condensatore, a nastro, a carbone, mems, elettrete (che è funzionalmente un condensatore) ecc. ecc. mentre per tipologia funzionale si suddividono principalmente in due grandi categorie: a pressione o a gradiente. Al riguardo possiamo dire che i tipi di microfoni usati per registrazioni audio video sono principalmente microfoni a condensatore o microfoni dinamici, tutti a gradiente di pressione. Generalmente non si preferiscono i microfoni dinamici in quanto sono poco sensibili, meno lineari nella risposta in frequenza, più pesanti e più ingombranti dei microfoni a condensatore. Lo svantaggio dei microfoni a condensatore è che hanno bisogno di una sorgente di alimentazione, generalmente presa dalla stessa presa jack connessa alla fotocamera o al trasmettitore wireless; alcuni modelli di gamma media si autoalimentano attraverso batterie alcaline.

CARATTERISTICA POLARE
La caratteristica polare ci informa sulla capacità del microfono a ‘sentire” suoni che vengono da direzioni diverse rispetto al proprio asse come, in un certo senso, nella fotografia può fare un obiettivo grandangolare piuttosto che un tele. Normalmente il produttore del microfono mette a disposizione un diagramma polare; nell’analisi si deve fare attenzione alle scale usate nel grafico, non basta guardare la forma della curva: alcuni produttori forniscono il diagramma in scala lineare, altri in scala logaritmica (dB). In commercio potremo facilmente trovare questi tipi di microfoni, differenziati per diagramma polare:

Caratteristica polare dei microfoni
OMNIDIREZIONALE
BIDIREZIONALE
CARDIOIDE
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SUPERCARDIOIDE
IPERCARDIOIDE
SHOTGUN
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- Microfono OMNIDIREZIONALE: non ha nessuna direzione di provenienza dell’audio privilegiata, converte il segnale acustico in elettrico da qualsiasi direzione esso provenga.
- Microfono BIDIREZIONALE: le direzioni preferenziali per catturare l’audio sono due, contrapposte una all’altra.
- Microfono CARDIOIDE: la direzione preferenziale è quella frontale e non riceve quasi nulla dalla parte posteriore.
- Microfono SUPERCARDIOIDE: la direzione preferenziale è quella frontale e non riceve quasi nulla a 120° dall’asse del microfono. La reiezione posteriore non è eccezionale.
- Microfono IPERCARDIOIDE: la direzione preferenziale è quella frontale e non riceve quasi nulla a 100°-110° dall’asse del microfono. La reiezione posteriore è scarsa ma si protegge molto dai suoni laterali.
- Microfono SHOTGUN: la direzione preferenziale è quella frontale e non riceve quasi nulla già a 30°-40° dall’asse del microfono. La reiezione posteriore è generalmente buona ma la direttività obbliga a puntare continuamente il microfono verso la sorgente audio da registrare.
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Con il diagramma polare si può conoscere il campo di azione di un microfono; in queste immagini si può notare nel Supercardioide RØDE VideoMic Pro una maggiore capacità a catturare fonti audio provenienti principalmente dalla parte frontale; mentre il cardioide RØDE Stereo VideoMic Pro presenta un campo d'azione molto più ampio e che, grazie alle sue due capsule, è capace di catturare un audio del tipo stereofonico.

RISPOSTA IN FREQUENZA
Tipicamente la risposta in frequenza di tutti i microfoni di livello medio-alto è più che sufficiente per fare delle buone registrazioni anche se sono generalmente preferiti quelli a condensatore.

Tipica risposta in frequenza dei microfoni
MICROFONO A CONDENSATORE
MICROFONO DINAMICO
Tipica risposta in frequenza di un microfono dinamico

SENSIBILITÀ DI UN MICROFONO
La sensibilità di un microfono è una grandezza che esprime l’ampiezza del segnale elettrico in uscita dal microfono quando la sua membrana viene sottoposta ad una determinata pressione acustica di riferimento. Normalmente tutti i produttori dichiarano la sensibilità del microfono alla pressione acustica di 1 Pascal equivalente a 94dBspl (come si può vedere dalla tabella delle pressioni sonore all’inizio del documento). Questo parametro è molto importante per mettere a punto il nostro sistema di registrazione. In commercio si trovano microfoni con diverse sensibilità:

Sensibilità
Valore di sensibilità a 1 Pa (94dBspl) in mV
Microfoni poco sensibili
Da 1mV/Pa a 3mV/Pa
Microfoni di media sensibilità
Da 3mV/Pa a 8mV/Pa
Microfoni molto sensibili
Da 8mV/Pa a 40mV/Pa e oltre


Per inciso va precisato che generalmente i microfoni più sensibili sono anche quelli più direttivi.

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Con il diagramma della Ris

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