Stagioni... fotografiche

A cura di: Andrea Gualandi

Sono passati 13 anni dal mio incontro con Il Gruppo Digitale... Subito dopo il diploma in Fotografia, decisi di fare le valige e partire. Per dove non era importante...

Volevo lavorare all’aria aperta, conoscere gente e soprattutto fare quello per cui avevo studiato. Volevo fare il fotografo. Premetto che non ero mai stato in un villaggio turistico.
Avevo in mente uno stereotipo del fotografo che nel giro di poche settimane svanì. Ho lavorato per molti anni come assistente, in grossi teatri di posa e quindi avevo un'idea del lavoro che avevo scelto.

Decisi di partire e con le idee ben chiare, seppur avessi 19 anni. Mi trovai nel giro di poco tempo in un villaggio della calda Sicilia a lavorare come fotografo. A dire la verità, anche a essere un po' presuntuoso perché pensavo che tutto ciò che avevo visto e appreso fosse un buon punto di partenza. Nel giro di poco tempo, mi resi conto che il mondo della fotografia è molto più di quanto immaginassi.

Immaginate di vivere in un piccolo paese. Non esistono formalità, basta un semplice ciao e un sorriso per conoscere persone nuove ogni giorno. Persone che sono in vacanza e quindi lontane dallo stress cittadino, dal traffico, dalla pioggia, dalle luci al neon. Uno dei primi aspetti che mi han fatto innamorare di questo lavoro è stato l’abbigliamento: costume, maglietta e infradito! Altro fattore è stato il luogo di lavoro: la spiaggia. Beh, come inizio non era niente male!

Si è sempre lavorato tanto, né si guardava l’orologio per vedere quanto tempo mancava alla fine. Dopo il lavoro si passavano ore con il resto dello staff, si facevano feste in spiaggia, uscite di gruppo, semplici chiacchierate fuori dalla stanza. A volte ci si sentiva in obbligo di andare a letto per una questione di professionalità. Ero lì per lavorare e dovevo ricaricare le batterie anche io. L’adrenalina scorreva a fiumi e bisognava imparare a controllarla.

Oltre al semplice divertimento, questo lavoro ha ampliato il mio bagaglio di esperienza in maniera esponenziale. Ho conosciuto persone di altre nazionalità e con abitudini e tradizioni differenti dalla mia, e punti di vista diversi. Ho imparato a non essere in imbarazzo senza sapere cosa dire di fronte a una persona più “adulta” di me, ho imparato a dialogare in più lingue contemporaneamente.

Ogni stagione era una esperienza nuova. Ero partito come persona istintiva e sono tornato razionale…

Nel giro di due anni mi ritrovai a fare il responsabile. Affrontai le stagioni con un altro spirito, mi sentivo in dovere di far bene. La fiducia datami doveva essere contraccambiata. Non mi sono mai sentito solo. L’azienda per cui lavoravo è sempre stata presente sia in Italia, sia a Santo Domingo.

Il processo di crescita lavorativa dipendeva solo da te. Alla fine di ogni stagione si rientrava a casa distrutti ma con tanta voglia di ricominciare.
Il tempo necessario per ricaricare le forze e via! Bastano due settimane e la voglia e il bisogno di rifare le valige e partire, per andare incontro a nuovi stimoli, si fanno sempre più insistenti. Con visione razionale e dopo anni, posso dire che questo modo di vivere è una droga. Non puoi farne a meno.

Chi ha fatto questo lavoro con passione per anni lo riconosci. Ha una marcia in più rispetto agli altri, è solare, intraprendente e soprattutto indipendente. Sapersela cavare in qualsiasi situazione diventa una qualità da non sottovalutare.
 

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